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Inappetenza nel gatto: cosa fare?

In questo articolo

L'inappetenza nei gatti può derivare da stress, disturbi o cambiamenti nell'alimentazione. Se persiste per più di due giorni, è importante consultare un veterinario.

I possibili motivi per cui può capitare che un gatto non abbia voglia di mangiare sono svariati, ma la diminuzione della fame è comunque un segnale da non sottovalutare, soprattutto se si protrae per più di un paio di giorni o diventa un vero e proprio rifiuto del cibo, perché potrebbe indicare la presenza di un disturbo o di una malattia.

Un cambiamento significativo del comportamento alimentare del gatto deve essere infatti oggetto di attenzione, ed è opportuno consultare il veterinario per individuarne le cause.

Cosa succede se il gatto non mangia più?

I gatti ricavano dal cibo l’energia per i processi vitali dell’organismo, quindi se non assumono abbastanza nutrienti dall’alimentazione quotidiana inizieranno a utilizzare come combustibile le riserve di grasso, attraverso un processo svolto dal fegato che può avvenire solo con un apporto adeguato di proteine. Ma se il gatto non mangia più, non introduce abbastanza proteine e, a lungo andare, il fegato non riesce più a processare i grassi: si può quindi sviluppare una condizione pericolosa, chiamata lipidosi epatica, che può avere conseguenze gravi, fino all’insufficienza epatica.

Nel gatto piccolo e in quello anziano, poi, un’alimentazione insufficiente, che spesso è accompagnata anche dalla riduzione dell’apporto di liquidi, può portare più facilmente a disidratazione, che può avere conseguenze gravi, come problemi renali; inoltre, poiché in questi animali il sistema immunitario è più debole, l’inappetenza favorisce lo sviluppo di malattie.

Perché il gatto non mangia?

Le cause di inappetenza del gatto possono essere diverse, non sempre legate alla presenza di una malattia.

Spesso il gatto smette di mangiare e talvolta non beve più a causa di cambiamenti nelle abitudini quotidiane che risultano stressanti: per esempio un trasloco in una nuova abitazione, la nascita di un bambino o l’arrivo di un altro animale domestico, la perdita di una persona o di un animale nel nucleo familiare, l’allontanamento anche temporaneo dalla casa e dalle persone a cui il gatto è affezionato.

L’appetito si può ridurre anche a seguito di alcune procedure veterinarie a cui il gatto viene sottoposto, come la vaccinazione, la sterilizzazione o la sverminazione; in questi casi, generalmente, il gatto riprenderà in poco tempo ad alimentarsi normalmente, ma se l’inappetenza permane è opportuno consultare il veterinario.

Anche la modifica del regime alimentare, con l’introduzione di un diverso tipo di cibo umido o secco può provocare un iniziale rifiuto. Persino la ciotola con cui si serve il cibo al gatto può avere un effetto sulla sua voglia di mangiare, per esempio se ha una forma che non gradisce, se non è sufficientemente pulita o se è posizionata troppo vicino alla lettiera.

È anche possibile che il gatto non abbia voglia di mangiare perché ha ingerito in precedenza un cibo che gli ha fatto male o è entrato in contatto con sostanze tossiche, per esempio alcune piante, e ha quindi una lieve intossicazione alimentare.

Se il gatto non mangia più subito dopo un viaggio è possibile che soffra di cinetosi (mal d’auto, mal di mare ecc.) e che quindi avverta un senso di nausea che gli impedisce di nutrirsi.

Il caldo è un’ulteriore possibile spiegazione per una riduzione dell’appetito: d’estate, in generale, è più facile che il gatto mangi meno del normale o che non mangi più per qualche ora, ma in questo caso è importante controllare che beva sempre a sufficienza, lasciando sempre a sua disposizione una ciotola con acqua fresca.

Anche le palle di pelo e altri piccoli oggetti estranei nella bocca, nell’esofago e nella gola, se il gatto non riesce a espellerli, possono causare un momentaneo rifiuto del cibo.

I gattini, poi, possono smettere di mangiare per esempio a causa di problemi nello svezzamento, per esempio se sono allontanati troppo presto dalla mamma.

L’inappetenza e il rifiuto del cibo, però, sono anche tra i sintomi comuni di diverse malattie.

Se il gatto è malato, generalmente presenta anche altri segni oltre all’inappetenza: per esempio dorme più a lungo del solito, non si muove, si isola, barcolla per il senso di vertigine, produce una quantità eccessiva di saliva, ha la nausea e vomita, perde peso o comunque non ingrassa anche nei periodi in cui mangia normalmente, a volte trema e miagola insistentemente senza un motivo apparente e, in generale, cambia il proprio comportamento.

Tra i disturbi e le malattie che portano il gatto a non mangiare, ci sono le condizioni che interessano direttamente la bocca, i denti e la gola, e che quindi impediscono al gatto di nutrirsi: per esempio infiammazioni (gengivite, stomatite ecc.), dolore alla bocca, ai muscoli e alle articolazioni, dolore dovuto all’estrazione dei denti, malattie delle ghiandole salivari e del sistema nervoso centrale.

Anche i disturbi gastrointestinali (esofagite, gastrite, ulcere dello stomaco e dell’intestino, blocco digestivo, steatosi epatica soprattutto nel gatto obeso ecc.), le infezioni e le infiammazioni (per esempio la cistite), i tumori gastrointestinali e non (per esempio il linfoma), il diabete, le malattie del sistema immunitario, le patologie che provocano dolore in generale presentano l’inappetenza tra i possibili sintomi.

Infine, poiché l’olfatto è un senso molto importante per stimolare l’appetito, qualsiasi condizione che riduca la capacità di avvertire gli odori può provocare inappetenza.

Se il rifiuto del cibo permane per oltre due giorni è opportuno rivolgersi al veterinario; nel caso di un gatto piccolo, di età inferiore a 6 mesi, è importante intervenire se il gatto non mangia da 12 ore.

Cosa fare se il gatto non mangia più?

Alcuni interventi da attuare a casa possono essere utili per cercare di stimolare l’appetito del gatto:

  • preferire il cibo umido in scatolette ai croccantini per nutrire il gatto; il cibo delle scatolette spesso risulta più appetibile, così come alcuni snack
  • provare ad aggiungere al cibo piccole quantità di alimenti in grado di stimolare l’appetito, come per esempio il pollo, il tonno, il fegato, le uova cotte, l’olio di pesce, il brodo
  • riscaldare il cibo, anche aggiungendo acqua o brodo per favorire l’idratazione
  • eliminare il cibo vecchio non consumato prima che si indurisca, mantenere sempre pulita la ciotola, ed eventualmente cambiarla se si ritiene che il gatto non la apprezzi.

Il veterinario può inoltre indicare una specifica dieta terapeutica di recupero, che garantisca il corretto apporto di vitamine, proteine e di tutti gli altri nutrienti necessari per ristabilire la salute, ma il gatto potrebbe non accettare il cambiamento di regime alimentare; in questo caso si può provare ad aggiungere gli alimenti nuovi a quelli abituali gradualmente, mescolandone quantità sempre maggiori al cibo quotidiano. Se indicati da veterinario, possono essere utili anche alimenti complementari che contengano vitamine (in particolare vitamine del gruppo B) e nucleotidi, che aiutano a ristabilire la corretta funzionalità dello stomaco.

Questi interventi possono ristabilire la corretta alimentazione del gatto in breve tempo, se il rifiuto del cibo non è dovuto alla presenza di qualche patologia.

In caso contrario, per risolvere il problema dell’inappetenza nel gatto è necessario determinarne la causa, per poter definire il trattamento più adeguato, che può prevedere anche l’uso di farmaci in caso di malattia. Sarà quindi il veterinario ad arrivare a una diagnosi e a stabilire la terapia da attuare.

In caso di forte disidratazione e di digiuno prolungato, può essere necessario un trattamento di supporto con alimentazione tramite flebo.

Reference

Taylor S, Chan DL, et al. 2022 ISFM Consensus Guidelines on Management of the Inappetent Hospitalised Cat. J Feline Med Surg. 2022 Jul;24(7):614-640. doi: 10.1177/1098612X221106353.

Michel KE. Management of anorexia in the cat. J Feline Med Surg. 2001 Mar;3(1):3-8. doi: 10.1053/jfms.2001.0108.

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