Nutrizione e difesa delle capacità cognitive: dall’uomo al cane e viceversa

Un articolo pubblicato su Medical Sciences sottolinea i vantaggi di un doppio approccio, basato sui trigliceridi a catena media e su una specifica miscela encefalo-protettiva, nella sindrome da disfunzione cognitiva nel cane.

Pubblicato il
, diSilvano Marini

Un approccio nutrizionale, sviluppato a partire dalle alterazioni legate alla malattia di Alzheimer nell’uomo, si è dimostrato efficace nella sindrome da disfunzione cognitiva nel cane e potrebbe in futuro tornare all’uomo per promuovere un invecchiamento cerebrale sempre più fisiologico.

A ribadire i profondi intrecci tra le scienze veterinarie e la medicina dedicata all’uomo, un articolo pubblicato su Medical Sciences propone un interessante parallelismo tra il declino cognitivo che colpisce il cane con l’invecchiamento e quello che coinvolge l’essere umano

Rallentare il declino cognitivo

L’approfondimento, in particolare, chiama in causa la possibilità di rallentare il progressivo degrado neuronale legato all’invecchiamento ricorrendo a un approccio nutrizionale specifico.

In effetti, i molteplici progressi in ambito medico, nutrizionale e ambientale hanno consentito, negli ultimi decenni, di prolungare la durata della vita sia dell’uomo sia degli animali da compagnia. 

L’altra faccia della medaglia è che una sopravvivenza più lunga aumenta inevitabilmente il rischio di andare incontro alle patologie neurologiche legate all’invecchiamento come l’Alzheimer nell’uomo e la sindrome da disfunzione cognitiva nel cane. 

Sia nell’uomo sia nel cane, peraltro, l’invecchiamento porta con sé una serie di modificazioni morfologiche a carico dell’encefalo che comprendono – solo per citarne alcune – atrofia corticale con perdita irreversibile di neuroni, angiopatia amiloide cerebrale diffusa e aumento delle dimensioni dei ventricoli cerebrali. 

Sia l’Alzheimer sia la sindrome da disfunzione cognitiva canina sono forme patologiche per le quali non sono ancora disponibili trattamenti terapeutici specifici e per questo si sta andando alla ricerca di metodi per contenere, o quanto meno rallentare, l’atrofia cerebrale. 

Per il momento, soltanto in alcuni casi l’approccio nutrizionale ha mostrato di determinare benefici apprezzabili in termini sia di miglioramento delle facoltà cognitive, sia di riduzione dell’atrofia cerebrale.

Il doppio approccio nutrizionale sinergico è partito dall’uomo

L’autore dell’articolo, che fa parte del reparto ricerche della Nestlé Purina di St.Louis, negli Usa, accenna agli ingredienti nutrizionali che sono stati studiati come possibile argine al degrado cognitivo del cane – dal coenzima S-adenosilmetionina alle miscele a base di sostanze bioattive come fosfatidilserina, estratti di gingko biloba, piridossina, vitamina E e resveratrolo – e agli effetti neuroprotettivi degli antiossidanti provenienti dalla frutta e dai vegetali. 

Ma fa anche notare che se la combinazione di antiossidanti e di fattori che favoriscono il metabolismo mitocondriale ha mostrato una certa efficacia nel miglioramento dei sintomi di degrado cognitivo del cane anziano, non ha evidenziato risultati altrettanto soddisfacenti nella perdita neuronale a livello encefalico. 

Come viene sottolineato nell’articolo di Medical Sciences, risultati molto più incoraggianti sono stati ottenuti dalla combinazione sinergica di un doppio approccio nutrizionale, basato sui trigliceridi a catena media (MCT) e su una specifica miscela encefalo-protettiva (BPB, Brain Protection Blend)

Nel primo caso l’intento è di aumentare i livelli circolanti di corpi chetonici per fornire al cervello un apporto energetico alternativo che vada a compensare il deficit del metabolismo glucidico che accompagna le demenze. La miscela encefalo-protettiva – antiossidanti, arginina, vitamine del gruppo B, DHA/EPA – va invece a contrastare lo stress ossidativo, l’infiammazione cronica e i molteplici squilibri biochimici che si riscontrano a livello encefalico nei casi di degenerazione neuronale. 

Notare, tornando agli intrecci tra scienze veterinarie e medicina dedicata all’uomo, che la formula è stata messa a punto a partire dall’analisi dei fattori di rischio della malattia di Alzheimer nell’uomo, si è rivelata efficace nel cane e potrebbe in un prossimo futuro tornare all’uomo per promuovere un invecchiamento cerebrale sempre più fisiologico e chiudere un cerchio ideale.

Reference

Pan Y. Nutrients, Cognitive Function, and Brain Aging: What We Have Learned from Dogs. Med Sci (Basel). 2021;9(4):72. Published 2021 Nov 18. doi:10.3390/medsci9040072

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