Nel cavallo, la colica rappresenta una causa frequente di decesso. Per quanto siano in genere in gioco patologie multifattoriali, sono state individuate alcune condizioni che possono favorire il problema.
Tra i fattori di rischio modificabili, un posto di primo piano spetta ai cambiamenti, siano essi di carattere alimentare o di gestione dell’animale in genere: dall’introduzione di nuove dotazioni di foraggio, al tipo e alla quantità del contenuto a base di granaglie, fino al ridotto accesso al pascolo e all’aumento del tempo che l’animale trascorre all’interno della scuderia.
Si ipotizza per esempio che i cambiamenti delle abitudini alimentari contribuiscano a modificare l’assetto della microflora intestinale, alterando il pH del colon e andando così ad alimentare la produzione di acidi grassi volatili che favoriscono l’insorgenza della colica.
Le coliche, tra l’altro, presentano un andamento stagionale che varia secondo le diverse popolazioni di cavalli e le diverse tipologie di colica, ma fino a poco tempo fa non era ancora chiaro se – a fronte di una gestione continuativa senza grandi cambiamenti – l’assetto del microbiota intestinale equino resti stabile nel tempo. A colmare questa lacuna è stato uno studio condotto all’Università di Liverpool, pubblicato su Scientific Reports.
I cambiamenti del microbiota e i fattori che li influenzano
Al centro dello studio inglese sono stati 7 cavalli sani, gestiti sullo stesso paddock erboso per tutto l’anno, con libero accesso all’erba e all’acqua, senza ricevere concentrati né supplementi. Nei mesi in cui l’erba era insufficiente, gli animali ricevevano fieno a volontà.
I campioni fecali sono stati raccolti ogni 14 giorni per 12 mesi e sono stati sottoposti a sequenziamento genetico di nuova generazione.
Dall’analisi di un totale di 166 campioni è emerso che in tutti i cavalli il microbiota fecale era dominato da Firmicutes e Bacteroidetes, cui si aggiungevano Fibrobacteres, Spirochaetes, Verrucomicrobia e Proteobacteria per complessivi sei phyla con un’abbondanza relativa ≥ 1%. Nel corso dello studio, alcuni phyla tra cui Bacteroidetes e Proteobacteria hanno rivelato un’abbondanza relativa piuttosto stabile, mentre altri come Firmicutes, Fibrobacteres, Spirochaetes e Verrucomicrobia hanno presentato variazioni reciprocamente intrecciate nei 12 mesi: l’aumento dell’abbondanza relativa di Fibrobacteres e Spirochaetes, infatti, si associava alla riduzione dell’abbondanza relativa di Firmicutes e Verrucomicrobia e viceversa.
Tra i fattori ambientali che accompagnavano i cambiamenti d’assetto del microbiota, lo studio ha consentito di individuare l’andamento stagionale, l’aggiunta di foraggio supplementare e le condizioni atmosferiche.
L’assetto del microbiota è un processo in continuo adattamento
Gli autori sottolineano che quello pubblicato su Scientific Reports è il primo studio che abbia approfondito l’assetto del microbiota fecale del cavallo su un periodo di tempo protratto, valutando l’impatto delle stagioni e del clima.
Questo ha consentito di inquadrare meglio la composizione della flora intestinale del cavallo sano e i fattori che la influenzano, fornendo un modello di confronto affidabile rispetto agli animali che abbiano sviluppato coliche o che si possano considerare ad alto rischio di svilupparle.
In quest’ottica, il lavoro inglese ha dimostrato che nel cavallo l’assetto del microbiota fecale non è stabile, ma è in continuo adattamento e viene influenzato in modo significativo da fattori sia dietetici sia ambientali che non si traducono in anomalie cliniche.
Come fanno notare gli stessi autori, quindi, sostenere che il rischio di colica sia legato unicamente a cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale è troppo semplicistico: il rapporto tra i cambiamenti gestionali, le alterazioni del microbiota e la possibilità che l’animale vada incontro a una colica, infatti, appare molto più complesso e merita quindi ulteriori approfondimenti.
Fonte
Salem, S.E., Maddox, T.W., Berg, A. et al. Variation in faecal microbiota in a group of horses managed at pasture over a 12-month period. Sci Rep 8, 8510 (2018). https://doi.org/10.1038/s41598-018-26930-3