Epilessia idiopatica del cane: le priorità della ricerca secondo diversi punti di vista

Studio pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine mette a confronto i pareri di proprietari, veterinari territoriali di base e specialisti neurologi.

Pubblicato il
, diSilvano Marini

L’epilessia idiopatica è il disturbo neurologico cronico più frequente nel cane. Per quanto la manifestazione principale sia rappresentata dalle convulsioni ricorrenti, si tratta di una malattia complessa che comporta una fase prodromica pre-ictale, che può precedere di qualche minuto o di qualche ora la crisi convulsiva, e una fase post-ictale che può durare per qualche minuto o per qualche giorno dopo la crisi. In più, molti dei cani affetti presentano co-morbilità intra-ictali come l’ansia, la paura e sintomi simili a quelli del disturbo da deficit di attenzione (ADHD). 

I cani con epilessia idiopatica, inoltre, presentano deficit cognitivi, riguardanti in particolare l’apprendimento e la memoria. 

Tutto questo incide in modo significativo sulla qualità di vita sia del cane sia del suo proprietario e infatti la ricerca recente si è focalizzata sull’individuazione di terapie che consentano di ridurre la frequenza e l’entità delle crisi. 

Nonostante la disponibilità di diversi trattamenti potenzialmente efficaci, però, più di due terzi dei cani con epilessia idiopatica continuano a manifestare attacchi convulsivi sul lungo termine e nel 20-30% la frequenza delle crisi non viene ridotta in modo adeguato. 

Molti cani trattati con farmaci antiepilettici, inoltre, vanno incontro a eventi avversi come atassia, letargia e polifagia, con conseguente peggioramento della qualità di vita. Per ovviare a questa situazione sono stati sviluppati trattamenti non farmacologici spesso mutuati dalla medicina umana come il ricorso a diete apposite, alla chirurgia e alla neurostimolazione. 

Si tratta dunque di un campo in cui le sfide sono molteplici e nel quale è importante stabilire le priorità che deve seguire la ricerca futura. 

È quanto si è prefissato uno studio anglo-tedesco pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine, che ha messo a confronto i pareri dei proprietari di cani affetti da epilessia idiopatica, dei veterinari territoriali e degli specialisti neurologi sugli obiettivi più urgenti da perseguire, e che ha valutato come vengono percepiti i trattamenti non farmacologici emergenti.

Le priorità della ricerca futura

Sotto forma di una survey online condotta in due fasi nel 2016 e nel 2020, lo studio ha coinvolto 414 individui in totale. Dall’analisi delle risposte è emerso che la più importante priorità della ricerca dovrebbe essere lo sviluppo di nuovi farmaci antiepilettici e il miglioramento dell’attuale approccio farmacologico

Tra le aree che hanno assunto maggiore importanza tra la prima parte del sondaggio nel 2016 e la seconda parte nel 2020 figura la gestione non farmacologica dell’epilessia idiopatica, con grande risalto soprattutto per gli interventi comportamentali e dietetici

Dalle risposte sono anche emerse inevitabili discordanze in funzione delle diverse categorie degli intervistati: i proprietari, per esempio, hanno attribuito maggiore importanza agli aspetti che influiscono sulla qualità di vita del proprio cane come gli eventi avversi dei farmaci e le comorbilità, mentre i veterinari territoriali hanno privilegiato gli aspetti clinici del problema come la diagnosi e la prognosi, e i neurologi hanno messo in evidenza le strategie a lungo termine di gestione e prevenzione dell’epilessia idiopatica. 

Altre divergenze d’opinione degne di nota: secondo i proprietari sarebbe il caso di migliorare la formazione dei veterinari sull’epilessia idiopatica, mentre i neurologi considerano prioritario identificare le cause genetiche della malattia.

Il parere dei proprietari è determinante

Come sottolineano gli autori, non è sorprendente che le priorità da attribuire alle future ricerche facciano emergere una distinzione, in qualche caso piuttosto netta, tra il parere dei proprietari e quello dei due gruppi di veterinari intervistati. 

Ma probabilmente è proprio questo aspetto a suggerire che, come in molti casi avviene già nel campo della medicina umana con le associazioni di pazienti, nella scelta degli obiettivi della futura ricerca sia necessario ascoltare anche la voce dei proprietari: in questo modo, infatti, sarà più probabile che i nuovi studi siano realmente indirizzati verso il miglioramento della qualità di vita della diade cane-proprietario.

Reference

Jones GMC, Volk HA, Packer RMA. Research priorities for idiopathic epilepsy in dogs: Viewpoints of owners, general practice veterinarians, and neurology specialists. J Vet Intern Med. 2021;35(3):1466-1479. doi:10.1111/jvim.16144

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