Effetti della presenza di un gatto sul microbiota intestinale dei proprietari

La convivenza con un animale domestico è ritenuta un toccasana per la salute. Ma cosa accade al nostro microbiota intestinale? Una ricerca pubblicata su PlosONE analizza l’influenza dei gatti domestici sui microrganismi che popolano l’intestino dei loro proprietari.

Pubblicato il
, diSusanna Trave

Vivere con un animale domestico migliora la nostra salute. Lo afferma anche l’American Heart Association: la presenza di un pet aumenta il benessere fisico e psichico dei proprietari ed è associata a una riduzione delle malattie cardiocircolatorie

Ma che cosa accade al nostro microambiente intestinale? 

Studi recenti hanno dimostrato che gli animali domestici introducono rapidamente nuovi taxa microbici nella casa che li ospita, e che la convivenza con un animale può influenzare la ricchezza e la diversità dei microbi nell’intestino di neonati e bambini piccoli. 

Non soltanto: si ipotizza che uno stretto contatto fisico con l’animale possa modificare il microbiota intestinale anche negli adulti. Bene, perché i microrganismi intestinali possono fornire all’ospite nutrienti essenziali, come la vitamina e possono anche aiutare a metabolizzare e convertire diverse sostanze, quali polisaccaridi, proteine e grassi. 

Tuttavia, alcuni metaboliti secondari prodotti dai microbi, come la neurotossina β-metilammino-L-alanina e la cardiotossina trimetilammina N-ossido, sono tossici per l’ospite

Pertanto, un ambiente microbico intestinale ben bilanciato è di fondamentale importanza. 

La convivenza con un gatto modifica la flora intestinale umana

Sulla base di tali premesse, un gruppo di ricercatori dell’Università di Haikou, in Cina, ha voluto analizzare il microbiota intestinale di individui proprietari di gatti confrontandolo con quello di persone che non possiedono gatti, allo scopo di determinare l’influenza della presenza del felino sulla diversità e sulla composizione microbica intestinale in diversi gruppi di soggetti, nonché di identificare i phyla batterici e le famiglie che sono significativamente influenzati dalla convivenza con il gatto.  

I dati analizzati dai ricercatori cinesi, e pubblicati su PlosONE, derivavano dall’American Gut Project (AGP), un’indagine sul microbioma fecale condotta associando, alla raccolta dei campioni di feci, un questionario che includeva informazioni quali età, sesso, altezza e peso, stile di vita, abitudini alimentari e malattie di base. 

Dei 25.376 individui arruolati dall’AGP ne sono stati selezionati 3.795 seguendo criteri di esclusione che comprendevano dati raccolti da campioni non fecali, questionari incompleti (mancanza di informazioni essenziali come sesso, età e indice di massa corporea), pazienti affetti da malattie gravi, pazienti che avevano ricevuto un trattamento antibiotico nei sei mesi precedenti, pazienti che avevano viaggiato nei tre mesi precedenti (i cambiamenti nella dieta possono influenzare il microbiota intestinale) e campioni con una bassa qualità di sequenziamento. 

Attraverso l’auto-segnalazione, sono stati individuati 214 soggetti caucasici proprietari di gatti (tra cui 111 femmine), ma con nessun altro animale domestico (gruppo Cat), e 214 individui (111 femmine) senza gatti (gruppo No Cat, NC). Ulteriore suddivisione è stata fatta in base al BMI: 82 individui in sovrappeso (OW) e 132 di peso normale (NW) in entrambi i gruppi (Cat e NC).

Sappiamo che il microbiota intestinale è influenzato da diversi fattori, come genetica, dieta ed esercizio fisico; dall’analisi è però risultato che età, BMI, sesso, etnia, residenza (campagna o città) e tipo di dieta non erano significativamente differenti tra il gruppo di proprietari di gatto e il gruppo senza gatto.

I dati delle sequenze 16S rRNA sono stati elaborati in modo da ottenere i valori delle unità tassonomiche operative (OTU) e l’indice di Shannon, entrambi indici di diversità alfa.

Ecco quanto emerso.

Così cambiano composizione e funzione microbica intestinale

Sono stati messi a confronto: i gruppi Cat e NC, ma anche il gruppo di proprietari femmine e quelli maschi (female_Cat vs male_Cat) e proprietari sovrappeso e normopeso (OW vs NW).

Nel gruppo Cat, in confronto al NC, variazioni significative sono state riscontrate a livello di phylum, con una induzione di proteobatteri e, a livello di famiglia, con una riduzione nelle abbondanze relative di Alcaligenaceae e Pasteurellaceae, mentre quelle di Enterobacteriaceae e Pseudomonadaceae erano aumentate. 

Inoltre, si è stabilito che 50 vie metaboliche sarebbero state significativamente modificate (p<0,05): è stata registrata una variazione nel metabolismo di amminoacidi, nucleotidi e carboidrati, nell’ossidazione biologica e nella biosintesi di vitamine e degradazione dei lipidi.

Nel confronto tra i gruppi female_Cat e male_Cat si è evidenziato un impatto significativo della presenza del gatto sul microbiota intestinale delle femmine. La diversità α è stata significativamente influenzata, mentre un maggior numero di vie metaboliche sarebbero cambiate in modo significativo nel gruppo di proprietarie femmina rispetto ai maschi.

Il confronto tra proprietari sovrappeso (OW) e normopeso (NW) ha evidenziato in questi ultimi una significativa riduzione nel phylum Cyanobacteria mentre a livello di famiglia si sono riscontrate nei normopeso una diminuzione significativa delle abbondanze relative di Alcaligenaceae, Pseudomonadaceae ed un aumento di Enterobacteriaceae e, per quanto riguarda le vie metaboliche, ben 41 sono risultate modificate nei NW rispetto alle 7 del gruppo OW.

Più sensibili le donne normopeso 

Il microbiota intestinale è influenzato da dieta, farmaci, antibiotici ed esposizione ambientale. Una delle esposizioni ambientali che richiede attenzione è la presenza di un animale domestico. 

Lo studio dell’Università di Haikou, focalizzato sui proporietari di gatti, ha dimostrato che vivere con i felini influisce in modo significativo sul microbiota intestinale, specialmente negli individui di sesso femminile e normopeso.

E ha anche dimostrato che la presenza del gatto non influenza soltanto la diversità α microbica, ma anche l’abbondanza di Proteobacteria, Alcaligenaceae, Pasteurellaceae, Enterobacteriaceae e Pseudomonadaceae

Dato che Proteobacteria include molti batteri patogeni, come Escherichia coli, Salmonella, Vibrio cholerae e Helicobacter pylori, e che l’aumento delle Alcaligenaceae, come quello di Pasteurellaceae, Enterobacteriaceae e Pseudomonadaceae è associato a diverse patologie, essere proprietari di un gatto potrebbe mediare l’abbondanza di microbi intestinali correlati a malattie. 

Le previsioni funzionali dello studio indicavano, però, che vivere con un gatto avrebbe portato a una maggiore sintesi di vitamine del gruppo B, aminoacidi e un miglior metabolismo dei carboidrati. Inoltre, i pathways correlati agli acidi grassi a catena corta (SCFA) sono stati trovati significativamente aumentati. 

In quanto precursori biosintetici dei cofattori, le vitamine svolgono un ruolo positivo fondamentale negli organismi, l’aumento del metabolismo del glucosio nel microbiota intestinale può essere utile per il controllo della glicemia dell’ospite e i SCFA possono partecipare alla produzione di energia nell’epitelio intestinale, regolare l’ambiente intestinale (come il pH e l’equilibrio elettrolitico) e hanno effetti antinfiammatori. 

Conclusioni

Possedere un gatto può quindi influire sulla funzione del microbiota intestinale e sulla salute del proprietario in diversi modi e, mancando nel questionario AGP alcuni parametri sulla convivenza che potrebbero influenzare i risultati dello studio cinese, è auspicabile un’indagine su larga scala e più dettagliata che possa verificare meglio l’impatto della proprietà dei gatti sul microbiota intestinale dei proprietari e sulle vie metaboliche microbiche.

Fonte: 

Du G, Huang H, Zhu Q, Ying L (2021). Effects of cat ownership on the gut microbiota of owners. PLoS ONE 16(6): e0253133.  https://doi.org/10.1371/journal.pone.0253133

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