Appartenente per classificazione tassonomica all’ordine dei carnivori, in realtà il cane domestico è un carnivoro facoltativo e la sua dieta – come quella del suo antenato lupo – è estremamente varia, comprendendo alimenti d’origine animale e vegetale.
Va detto che, in genere, il cibo commerciale destinato ai cani si basa su ingredienti d’origine animale, con prodotti provenienti dalle stesse fonti destinate all’uomo, soprattutto pollame, bestiame, suini, ovini e qualche specie ittica, mentre solo una minoranza di petfood non prevede componenti animali.
Peraltro, in alcune condizioni specifiche – ipersensibilità alimentare, infiammazione intestinale, sindromi da malassorbimento e così via – sono prescritte diete terapeutiche prive di carne.
Una scelta sempre più frequente tra i proprietari
Non tutti i veterinari e i proprietari sono d’accordo, ma oggi è comunque sempre più diffusa la convinzione che il cane possa prosperare anche in base a diete prive di ingredienti d’origine animale.
Nel regime vegetariano è più complesso garantire al cane un’alimentazione davvero completa e bilanciata. I vegetali sono infatti carenti di alcuni aminoacidi e di omega-3, inoltre non contengono tutte le vitamine essenziali né molti minerali tipo il calcio.
In letteratura, poche pubblicazioni hanno valutato l’impatto di una dieta vegetale sulla salute del cane e non sono state riportate conseguenze negative nemmeno per gli animali sottoposti a sforzi significativi.
Dato però che attualmente questo tipo di regime alimentare viene adottato dal 2% dei proprietari – pari a un milione di persone soltanto negli Stati Uniti – è importante approfondire qual è la percezione degli effetti della dieta vegetale e della dieta a base di carne da parte di chi possiede un cane.
Proprio questo era l’obiettivo di una survey condotta all’University of Guelph in Canada e pubblicata sulla rivista Research in Veterinary Science.
La dieta “green” riduce i problemi di salute
La survey canadese si è basata su 1.413 questionari divulgati tramite il web, raccogliendo i dati riguardanti 1.189 cani, la metà dei quali alimentata con una dieta a base di carne, un terzo con una dieta a base di vegetali e una minoranza sulla combinazione di entrambe.
Dai risultati emerge che i proprietari di cani alimentati con diete vegetali riferiscono un numero più contenuto di problemi di salute rispetto a chi nutre il proprio animale con cibo d’origine animale.
In particolare risultano ridotte le segnalazioni di disturbi a carico degli occhi e quelli di carattere gastrointestinale ed epatico.
Interessante il dato sul ricorso alle supplementazioni, molto più frequente nelle diete vegetali, a conferma della consapevolezza di dover garantire al cane un intake adeguato anche di vitamine, minerali, aminoacidi e acidi grassi polinsaturi.
In merito, gli autori suggeriscono comunque di evitare gli eccessi anche di prodotti di erboristeria per non incorrere in effetti indesiderati potenzialmente gravi, soprattutto quando si utilizzano a scopo terapeutico in animali con problemi di salute.
L’indagine canadese, indagando anche i dati su eventuali cani posseduti in precedenza, ha poi valutato gli effetti del tipo di dieta sulla longevità, e anche in questo caso l’esito è favorevole all’alimentazione vegetale.
Doctor Google per documentarsi
Dall’indagine, dunque, emerge che i proprietari che adottano una “dieta verde” per il proprio cane non solo non riscontrano problemi di salute, ma sembrano percepire diversi vantaggi rispetto all’alimentazione d’origine animale.
Gli autori, che non nascondono la propria sorpresa di fronte a un numero molto più elevato del previsto di proprietari orientati al cibo “green”, consigliano comunque di interpretare i risultati con cautela.
Un ultimo dato: i proprietari che scelgono gli alimenti vegetali preferiscono rivolgersi a internet piuttosto che al veterinario per documentarsi sulla dieta più adatta al proprio cane.
Reference
Dodd S, Khosa D, Dewey C, Verbrugghe A. Owner perception of health of North American dogs fed meat- or plant-based diets. Res Vet Sci. 2022;149:36-46. doi:10.1016/j.rvsc.2022.06.002